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Processo Lulli: le bandierine rosse della premeditazione

Ha chiesto l’ergastolo per entrambi Igli Meta e Marjo Mema il pm Irene Lilliu in Corte d’assise a Pesaro, dove il processo per l’omicidio del 17enne di Sant’Angelo in Vado si è riaperto giovedì 30 marzo con l’intervento dell’avvocato Maria Cristiana Ciace, difensore della parte civile, che ha presentato 8 punti inconfutabili per dimostrare la premeditazione e la complicità dei due albanesi.

Li ha definiti “red flags” ovvero bandierine rosse e li ha elencati a partire da quel messaggio mandato da Igli all’amico Marjo, titubante sulla proposta di andare con lui al fiume in quella terribile domenica pomeriggio del 19 luglio 2015. Igli scirve in lingua albanese: “Hai paura dell’acqua rossa?”, con una chiara similitudine riferita al sangue che prevedeva di fare scorrere nel fiume in località San Martino in selva Nera.

La seconda bandierina riguarda il coltello preso da Igli da un amico in cambio di una dose di marijuana, tra 4 lame aveva scleto la più spessa, dicendo che gli sarebbe servito per andare a caccia. E ancora tra i vari elementi, l’accordo con Ambera per scambiarsi dei messaggi con Ismaele, il seggiolino da bambini della Opel Corsa della mamma di Igli trasferito nel sedile davanti in modo da fare salire Ismaele dietro con Marjo e impedirgli di scappare dall’auto, l’appuntamento al campo sportivo in un luogo isolato, il sacco nero in auto con tutto il necessario per l’omicidio. “Tessere – ha concluso l’avvocato – che hanno senso solo inb un puzzle che è l’omicidio premeditato, in cui il ruolo di Marjo non è irrilevante”.

In questa giornata,che dovrebbe essere l’ultima del processo prima della sentenza, gli avvocati dela parte cicivle hanno anche avanzato la richiesta di risarcimento per la sorellina di 5 anni di Ismaele di 300 mila euro ( 200 mila come provvisionale) e 500 mila per la madre Debora ( oppure una provvisionale di 30 mila).

 

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