I liquami provenienti da una centrale biogas in Comune di Maiolati Spontini (AN) hanno inquinato un lungo tratto del Fiume Esino, il responsabile è stato denunciato per inquinamento ambientale e danneggiamento acque pubbliche

sopralluogo sul torrente inquinato 221.08.2016 – In data odierna i forestali delle Stazioni di Jesi – San Marcello ed Ancona sono intervenuti, a seguito di numerose segnalazioni di cittadini, per contrastare un vasto inquinamento in corso lungo il Fiume Esino.

Fin dal primo intervento la situazione è sembrata critica, in quanto le acque si presentavano di colore bruno scuro e si estendevano per un lungo tratto fluviale.
Considerata la vastità del fenomeno, gli agenti hanno chiesto il supporto dell’elicottero di stanza a Falconara, che grazie ad un volo di ricognizione ha consentito di risalire al punto preciso in cui le acque inquinate confluivano nell’asta fluviale principale. Dall’elicottero si accertava inoltre la portata del fenomeno che dal Comune di Maiolati Spontini si estendeva per un lungo tratto, fino a pochi chilometri dalla costa, con acque scurissime.
Grazie al capillare contatto con l’equipaggio dell’elicottero AB412 il personale forestale è riuscito ad individuare a terra l’origine del grave inquinamento, accertando che la causa risaliva a digestato proveniente da un impianto biogas con sede a Castelbellino ma che l’azione inquinante insisteva nel comuni di Maiolati Spontini.

Una volta individuata la provenienza delle acque contaminate, gli agenti chiedevano un tempestivo intervento del personale del Dipartimento ARPAM di Ancona per le analisi del caso, anche al fine di verificare l’entità spandimento digestatodell’inquinamento e la pericolosità delle sostanze presenti per il sistema fluviale e per l’uomo.

Lo scorso mese di maggio, gli agenti di Jesi San Marcello e Genga avevano già denunciato il gestore della medesima centrale Biogas, il quale aveva effettuato lo spandimento del materiale organico in grande quantità concentrandolo in poche aree coltivate di ridotte dimensioni, site a monte del Fosso del Lupo e non in modo uniforme come invece prescritto dalle norme vigenti. Questa pratica illegale aveva determinato, anche a seguito delle piogge, il dilavamento del liquame che seguendo alcuni canali di scolo inquinava da diversi giorni le acque del fosso del Lupo, determinando un grave danno all’ecosistema fluviale.
Il responsabile legale dell’azienda di Castelbellino, verrà deferito nuovamente alla Procura della Repubblica di Ancona per i reati di inquinamento ambientale, danneggiamento aggravato di acque pubbliche, illecita utilizzazione agronomica degli effluenti agricoli, deturpamento del paesaggio, rischia pene fino a sei anni di reclusione.

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