La Compagnia di Fano ha concluso un’importante indagine di polizia giudiziaria, delegata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro, che ha consentito di tutelare un rilevante numero di risparmiatori, vittime di una frode su investimenti in diamanti.

Ad esito di articolate e complesse attività investigative è stata denunciata la commissione di una truffa milionaria ai danni di numerosi risparmiatori da parte di una società che, attraverso il sistema bancario, ha promosso e venduto le pietre preziose a prezzi notevolmente superiori rispetto all’effettivo valore.

Il servizio ha tratto origine dalla presentazione di diverse querele ad opera di clienti di un Istituto di Credito Cooperativo pesarese che lamentavano di essere stati raggirati avendo acquistato, tramite la banca di cui erano correntisti, dei diamanti, sulla base di un prefigurato fruttuoso investimento, stante le ingannevoli prospettazioni di lauti guadagni, suggerite dal medesimo istituto bancario.

Quest’ultimo, che nel caso di specie fungeva da intermediario di una società di capitali operante nel settore della commercializzazione di pietre preziose, avrebbe stipulato con detta società un accordo illecito, inducendo in errore centinaia di risparmiatori/clienti, in cambio di consistenti provvigioni.

La società venditrice, dal canto suo, oltre a collocare i diamanti da investimento, ne avrebbe falsificato le relative quotazioni, anche a mezzo di ingannevoli annunci, pubblicati sulle pagine economiche di un giornale a tiratura nazionale.
La minuziosa attività di indagine ha consentito di individuare oltre un centinaio di clienti truffati e quantificare sia l’importo complessivo corrisposto dalle vittime per l’acquisto dei diamanti, pari a circa € 2.500.000, che le provvigioni incassate dall’Istituto di Credito, pari a circa € 300.000.

Alla luce di quanto sopra, sono state denunciate 16 persone oltre al rappresentante legale della società venditrice dei diamanti. Questi dovranno rispondere, a seconda dei diversi ruoli e responsabilità, dei reati di truffa aggravata, ex artt. 640 c.p., corruzione tra privati, ex art. 2635 c.c. ed autoriciclaggio, ex artt. 648 ter.1, 81 e 110 c.p.. Inoltre, la banca è stata deferita all’AG anche per la responsabilità amministrativa degli enti per fatti dipendenti da reato, di cui al D.lgs 231/2001, poiché non avrebbe provveduto all’adozione di modelli organizzativi atti a prevenire la commissione dei reati a vantaggio o
nell’interesse dell’ente medesimo.

E’ importante sottolineare che l’Istituto di credito, che ha incorporato la banca coinvolta nella vicenda, ha provveduto a risarcire già il 90% dei correntisti che avevano acquistato i diamanti.
L’attività si inquadra nell’alveo del servizio della Guardia di Finanza, quale Forza di polizia economico – finanziaria a competenza generale, costantemente impegnata quale presidio della legalità del Paese e dei suoi cittadini, garantendo un’attività incessante nel contrasto alle condotte fraudolente a danno dei risparmiatori e delle famiglie.

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