GIOIA E COMMOZIONE SI ALTERNANO NEL CONCERTO DEDICATO A MIRKO BERTUCCIOLI “LUCCICHINI DAPPERTUTTO”

LANDIS INTRODUCE IL FILM D’APERTURA THE BLUES BROTHERS CON UN APPELLO ALLA VISIONE COLLETTIVA: “LE RISATE SONO CONTAGIOSE”

INAUGURATO IL CINEMA IN SPIAGGIA CON FELLINI E SORDI E L’ARENA DI ROCCA COSTANZA CON L’EVENTO SPECIALE SU GIULIANO MONTALDO

APRE ANCHE LO SPAZIO BIANCO CON LA TRILOGIA DEL VIANDANTE

È stato un weekend speciale sotto tanti aspetti quello che ha aperto la 56° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema e non solo per la situazione straordinaria nel quale si svolge la manifestazione. Protagonista assoluta delle giornate di sabato e domenica è stata Piazza del Popolo che ha ospitato due degli eventi più attesi dell’intero festival: il concerto Luccichini dappertutto e la proiezione del film d’apertura, la versione in 4k di The Blues Brothers, con un intervento di John Landis. Eventi che, nonostante la capienza ridotta dovuta alle norme di sicurezza, hanno fatto registrare comunque il tutto esaurito (sia in piazza che in spiaggia), facendo emergere una voglia di cinema e di musica sopita per mesi.

Sabato la commozione per il ricordo di Mirko Bertuccioli, alias Zagor Camillas, scomparso ad aprile a causa del Covid-19, ha serpeggiato per tutte le due ore di concerto, ma a trionfare è stata l’energia, la vitalità e l’(auto)ironia portata sul palco da tutti gli interpreti, proprio come avrebbe voluto Mirko in una situazione del genere. “Combattere la morte celebrando la vita”, come ha ricordato lo storico sodale Vittorio Ondedei (Ruben), vero e proprio “maestro d’orchestra” e padrone di casa che, insieme agli altri componenti dei Camillas (Theodore e Michael), ha ospitato sul palco alcuni tra i più importanti artisti della scena musicale indipendente italiana. Da Calcutta a Lo Stato Sociale, passando per Maria Antonietta, Pop X, The Bluebeaters, Colombre, Giacomo Laser e Gioacchino Turù, Auroro Borealo, Duo Bucolico e Brace, tutti erano legati a Mirko in maniera speciale, e hanno voluto omaggiarlo reinterpretando le canzoni della band pesarese. Brani come BisonteLa canzone del paneGiovane donna e Il codice hanno portato tutta la Piazza a “ballare da seduti” in un crescendo di commozione. Un concerto emozionante, i cui biglietti sono andati esauriti in meno di 24 ore e che, andato in onda all’arena di Rocca Costanza, ai Tafuzzy Days di Riccione e in streaming sui canali del festival, ha fatto registrare oltre 7.000 spettatori, vicini e lontani.

Non è stata da meno la serata successiva in Piazza, quando la collaborazione con la Universal Pictures International Italy, ha permesso di ammirare il cult The Blues Brothers in una nuovissima versione in 4k Ultra HD, realizzata in occasione dei quarant’anni dall’uscita del film. La serata è stata ulteriormente impreziosita dall’intervento del regista John Landis, collegatosi direttamente da Los Angeles e che, intervistato da Alberto Farina, ha raccontato alcuni aneddoti sulla produzione del film, girato senza un budget prestabilito e arrivato in sala solo 10 mesi dopo aver ricevuto l’incarico. Il regista ha poi espresso grande rispetto per i suoi due protagonisti, Dan Aykroyd e John Belushi, che hanno avuto il coraggio di mettere a disposizione il loro star power per riportare in auge il blues e la musica afroamericana, ricordando come la Universal, nonostante fosse la produttrice, si rifiutò di pubblicare la colonna sonora del film perché pensava che non potesse avere alcun mercato in un periodo in cui spopolava la disco music. Le parole più significative, però, Landis le ha riservate all’importanza della visione sul grande schermo, non solo per una semplice questione di dimensioni che permettono di apprezzare tutti i dettagli inseriti dal regista (“mi si spezza il cuore vedere ragazzi che guardano i film sugli smartphone”), ma soprattutto per la sua funzione di aggregatore sociale. Per Landis, pur rendendosi conto della difficoltà di un discorso del genere in questo periodo difficile, maggiore è il numero di persone con le quali si condivide la visione, maggior beneficio ne trarrà il film e il suo pubblico perché, soprattutto nel caso di commedie e horror, “risate e paura sono contagiose”, e un film come The Blues Brothers diventerà ancora più divertente se condiviso con una “sala” grande come quella della Piazza. Una tesi confermata dalla visione del film che si è svolta subito dopo, per la prima volta in Italia sul grande schermo nella sua versione estesa che aggiunge oltre dieci minuti all’originale.

Altri due spazi all’aperto – grandi protagonisti della 56. edizione – sono stati inaugurati in questo primo weekend di festival. Innanzitutto ritorna il cinema in spiaggia (quest’anno ai Bagni Agata n. 57), location deputata al tributo a due giganti del cinema italiano come Federico Fellini e Alberto Sordi in occasione dei 100 anni dalla loro nascita, con i primi due appuntamenti dedicati ai film nei quali hanno collaborato: Lo sceicco bianco e I vitelloni. L’altra location all’aperto è invece una novità, si tratta di Rocca Costanza, uno dei luoghi più iconici di Pesaro che questa estate ha fatto da cornice a una splendida arena all’aperto. È nata così la collaborazione tra il festival e la Rocca, dove sabato è stato trasmesso il concerto d’apertura in streaming, mentre domenica ha avuto l’onore di inaugurare l’evento speciale sul cinema italiano dedicato a Giuliano Montaldo, con la proiezione della sua opera prima, Tiro al piccione (1961). Grazie alla copia concessa dalla Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, gli spettatori hanno potuto apprezzare una originale visione della lotta partigiana vissuta dalla parte dei repubblichini, dimostrando come il cinema di Montaldo si sia da subito interessato alla storia e ai suoi personaggi più scomodi o liminali. È stato infine inaugurato sabato anche un nuovo spazio del festival, lo spazio bianco (Via Zongo 45), che quest’anno ospiterà, fino alla fine del festival, la Trilogia del viandante, una sorta di atlante video-fotografico realizzato da Giorgiomaria Cornelio e Lucamatteo Rossi (Navegasión), in un progetto curato da Mauro Santini. Questo trittico di video-installazioni porta idealmente a compimento il lavoro di ricerca e sperimentazione svolto negli scorsi anni dalla sezione Satellite del festival, alla quale i due giovani autori avevano partecipato, dimostrando una stretta correlazione tra l’opera e la città.

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