Urbino, 21 ottobre 2025 – Dopo settimane di incertezza e mesi di blocco amministrativo, il sindaco Maurizio Gambini torna a riformare la giunta comunale, ma il rimpasto annunciato non sembra portare chiarezza né stabilità. Al contrario, la scelta del nuovo assessore all’Urbanistica, Bartoli, suscita forti perplessità e alimenta ulteriori dubbi sulla direzione politica dell’amministrazione.
Il nome di Bartoli, ex dirigente della Provincia di Pesaro e Urbino, non è nuovo nel panorama locale, ma il suo profilo è tutt’altro che lineare. Durante la conferenza dei servizi per la discarica di Riceci, una vicenda complessa e molto discussa, Bartoli era stato spostato di mansione dal presidente della Provincia Giuseppe Paolini, circostanza che all’epoca aveva fatto emergere interrogativi sulla sua gestione e sul suo ruolo
tecnico-amministrativo.
La decisione del sindaco Gambini di affidargli ora un assessorato tanto delicato come quello all’Urbanistica — settore strategico per lo sviluppo del territorio e la pianificazione futura della città, in una fase di sviluppo del PUG, strumento quanto mai delicato soprattutto se relativo alla città Patrimonio UNESCO proprio per il suo rapporto fra architettura e paesaggio — appare quanto mai incomprensibile e priva di trasparenza. Non risultano infatti né criteri pubblici di selezione né motivazioni politiche convincenti che giustifichino questa nomina che evidenzia l’inadeguatezza della precedente assessora e vicesindaca Volponi, che per quasi un anno e mezzo ha percepito il lauto stipendio e fa capitolare la testa di un altro assessore, Rossi, che era in tutt’altro assessorato.
Il rimpasto arriva dopo un periodo di profonda instabilità politica, seguito alle dimissioni del sindaco Gambini, che avevano provocato un vero e proprio terremoto istituzionale: dimissioni a catena di consiglieri, fratture interne alla maggioranza e lunghi mesi di paralisi amministrativa, con la città sospesa sul filo del commissariamento.
Assistiamo per l’ennesima volta all’operetta del Padre Padrone, che fa e disfa a proprio piacimento trattando la cosa pubblica come fossero beni privati, umiliando e riducendo gli spazi democratici del confronto pubblico, della giunta e del consiglio comunale, ridotti oramai a un gruppo di Yes Man che se soltanto azzardano un pensiero di “motu proprio” rischiano la defenestrazione con pubblica esposizione del cadavere politico.
Oggi, invece di un rilancio concreto e di un segnale di responsabilità verso la comunità, assistiamo a quella che appare come l’ennesima manovra di palazzo, utile solo a ricomporre equilibri interni e non a rispondere ai bisogni reali di Urbino.
Chiediamo dunque al sindaco Gambini di spiegare pubblicamente quali garanzie di indipendenza e competenza egli offra, e quale indirizzo politico intenda imprimere a un assessorato tanto decisivo per il futuro della città, elementi indispensabili per restituire fiducia nelle istituzioni dopo mesi di incertezza e immobilismo.
Urbino non può continuare a essere ostaggio di scelte opache e logiche di sopravvivenza politica. È tempo di restituire dignità e chiarezza all’amministrazione della città.



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